PIEDE PIATTO – TRATTAMENTO CHIRURGICO

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Piede piatto nel bambino: quando è indicato un trattamento chirurgico?

E’ indicato solamente nei pazienti che presentino qualche disturbo. E’ questa la chiara indicazione che proviene dalla letteratura e dalle società scientifiche internazionali di Ortopedia Pediatrica.

Il bambino candidato alla chirurgia per piede piatto in età pediatrica è principalmente quello che lamenta dolore. Tale dolore ha generalmente questa caratteristiche:

  • Viene riferito nella zona plantare-interna del piede o nella zona laterale (seno del tarso): vedi figura sotto
  • è di tipo meccanico: cioè è correlato all’attività e non è presente di solito a riposo o quando il bimbo dorme (occasionalmente può essere descritto anche un dolore più vago, riferito in modo simile a un dolore di crescita, serale/notturno, ma questo si verifica di solito in bambini più piccoli)
  • deve essere significativo, cioè rappresentare una limitazione funzionale per il bimbo
  • si accompagna spesso a una sensazione di facile stancabilità del bimbo nei muscoli della gamba
  • non si accompagna a segni di infiammazione: gonfiore, arrossamento, calore, versamento
  • non risponde a un ciclo di trattamento conservativo

IL DOLORE E L’ETÀ

Bisogna considerare che un piede piatto è raramente sintomatico in età pediatrica, e generalmente il dolore non si manifesta prima degli 8-9 anni. Nei casi che manifestano dolore più precocemente, o con caratteristiche differenti (molto localizzato, notturno, ecc) è utile domandarsi se non ci sia alla base un’altra problematica che stia causando il dolore (ad esempio, osteocondrosi di Kohler).

IL BAMBINO CHE “SI STANCA” A CAMMINARE

Esistono chiaramente limiti alle definizioni date. Ad esempio, non è spesso facile comprendere se un bambino smette di camminare per i dolori o perché “si stanca”, ma è importante che il genitore cerchi di capire questa distinzione: un bambino può stancarsi per mille altre motivi, anche semplicemente svogliatezza, e il fatto di avere anche un piede piatto fisiologico non ne fa un candidato alla chirurgia. Il ruolo dell’ortopedico sarà quello di escludere altre cause di faticabilità.

IL BAMBINO IN SOVRAPPESO

Inoltre, molti bambini che vengono sottoposti a visita ortopedica col quesito di un’eventuale chirurgia, presentano quadri di sovrappeso marcato o addirittura vera obesità, e non sono mai stati avviati a una pratica fisica o sportiva regolare.
E’ evidente che il sovrappeso può influire nel provocare disturbi al piede piatto, instaurando un circolo vizioso per il quale poi il paziente si rifiuta di camminare. Questo discorso vale però maggiormente per pazienti più grandi e non per l’età pediatrica. Per questi bambini è necessario fare comprendere alle famiglie l’assoluta necessità di modificare stili di vita e abitudini alimentari e solo in un secondo momento valutare il problema piede piatto.
Da sottolineare anche che i risultati della chirurgia correttiva per piede piatto in età pediatrica sono decisamente più scarsi nei bambini con marcato sovrappeso o obesità e meno attivi dal punto di vista muscolare.

La chirurgia “preventiva” o “profilattica” per il piede piatto è giustificata?

Mio figlio sta bene, non ha nessun sintomo e pratica sport, mi hanno detto però che potrebbe avere disturbi da grande e quindi deve essere operato”. Spesso l’intervento viene proposto a bambini che svolgono una vita normale, suggerendo che se non viene operato, potrebbero manifestarsi in futuro dolori o problematiche a livello di piedi, ginocchia o mal di schiena.

Si tratta però di un’affermazione piuttosto “forte”. E’ vero che alcuni piedi piatti potrebbero manifestare problematiche, ma questo succede in casi rari e non esistono studi che abbiano chiaramente dimostrato quali sono i piedi che nel tempo manifesteranno queste problematiche rispetto ad altri. E’ chiaro d’altro canto che questi studi sono limitati dalle difficoltà di definizione visti nella scheda introduttiva.

La decisione chirurgica in questi casi, quindi, deve essere davvero una decisione ortopedica e ponderata, valutando rischi e benefici e va discussa con la famiglia chiaramente.

Occorre prospettare alle famiglie le percentuali di successo e insuccesso e il rischio di possibili complicanze. Ad esempio, un bambino che non ha alcun disturbo ma presenta un piede piatto potrebbe in qualche caso a seguito dell’intervento arrivare ad avere un piede morfologicamente ben allineato ma con episodi di dolore. E questa situazione è difficilmente giustificabile.

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